Giornata internazionale dei migranti

dicembre 18th, 2013 | Posted by Editore in Giornate mondiali / internazionali

Articolo_Nica_MigrantiCi sono tanti paesi al mondo dove la povertà affligge una grandissima parte della popolazione. Quando i mezzi non sono sufficienti neppure al proprio sostentamento e non è possibile trovare alcuna via d’uscita, spesso non rimane che un’unica soluzione: emigrare. In ogni continente, migliaia di migranti si spostano dalla loro terra per tentare la fortuna in un paese straniero, con la speranza di migliorare le proprie condizioni di vita.
Il Nicaragua è uno dei paesi più poveri dell’America Centrale, secondo solamente ad Haiti. La disoccupazione raggiunge livelli elevatissimi e, per quanto il governo abbia cercato di mettere in atto delle riforme volte a favorire lo sviluppo sociale, la situazione è rimasta tragicamente immutata. Non a caso il Nicaragua ha il tasso di emigrazioni più alto di tutta l’America Latina. Non esiste una famiglia che non abbia almeno una persona che vive in un paese straniero, e quasi la metà dei nicaraguensi si dichiara desideroso di trasferirsi altrove.
I flussi migratori in partenza dal Nicaragua sono diretti prevalentemente verso due paesi: gli Stati Uniti e la Costa Rica.
Il viaggio per raggiungere il confine con gli Stati Uniti è lungo e non privo di pericoli. Ogni anni quasi mezzo milione di migranti, provenienti da tutti i paesi dell’America Latina, intraprende un viaggio che li farà attraversare tutto il territorio del Messico, a bordo di un treno chiamato “La Bestia”. I passeggeri sono tanti, troppi per i posti che il treno può offrire. Molti viaggiano sul tetto, o aggrappati ai vagoni, col rischio di cadere e finire in mezzo ai binari. Ma il pericolo più grande è costituito dalle bande criminali, spesso legate al mondo del narcotraffico, che sfruttano la disperazione dei migranti per il proprio profitto. Troppo spesso si sentono notizie di migranti che vengono sequestrati per poter chiedere un riscatto alle loro famiglie. Se queste non possono pagare, i malcapitati vengono uccisi senza pietà. Risale al 2010 il terribile ritrovamento di una fossa comune nello stato messicano di Taumalipas, in cui sono stati ritrovati i cadaveri di 72 migranti. Nello stesso anno, si calcolo che sono stati sequestrati più di 20.000 migranti.
Molti nicaraguensi, atterriti da questa prospettiva, scelgono di dirigersi verso la più vicina Costa Rica, un paese che si è da sempre distinto per l’accoglienza riservata a profughi e persone in stato di difficoltà che decidevano di trovare rifugio sul suo territorio. I nicaraguensi che si trasferiscono in Costa Rica sono impiegati prevalentemente nel settore agricolo: lavorano nelle piantagioni di zucchero, banane e caffè. Altri trovano lavoro nel settore delle costruzioni, mentre le donne sono spesso impiegate a fare le pulizie. Negli ultimi anni, tuttavia, visto il sempre crescente numero di migranti che entravano nel paese, il Costa Rica ha promulgato leggi particolarmente restrittive per scoraggiare l’immigrazione, punendo con il carcere tanto i clandestini quanto chiunque conceda loro ospitalità o dia loro un qualsiasi tipo di aiuto.
DiriambaIl fenomeno delle migrazioni è così radicato nella società nicaraguense che si è arrivati al punto che l’economia del paese si sostiene principalmente grazie alle rimesse inviate dall’estero. È impossibile risolvere la situazione senza passare attraverso un cambiamento radicale del sistema sociale. A questo proposito, gli aiuti internazionali possono rivestire un’importanza fondamentale per contribuire alla diminuzione della povertà.
Fratelli Dimenticati dal 1995 sostiene la “Escuela San Francisco” nella città Diriamba. Grazie al Sostegno a Distanza, questa scuola può essere frequentata anche dai bambini più poveri, a cui viene data la possibilità di ricevere un’istruzione di qualità. Grazie all’istruzione questi bambini avranno maggiori probabilità di trovare un lavoro che possa migliorare le condizioni di vita della propria famiglia e contribuire allo sviluppo del proprio paese, per non essere più costretti ad abbandonare la propria terra di origine.

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