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"I
Fratelli Dimenticati"
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da "I Fratelli Dimenticati" Febbraio-Marzo 2009
n. 107, p. 13
Ciao a tutti! Siamo i bambini della scuola d’infanzia
di Cavaso.
Vi scriviamo con l’aiuto delle nostre maestre perché
volevamo ringraziarvi della bellissima mattinata che ci avete
fatto passare.
Il laboratorio sulle spezie,colori e sapori che ci avete proposto
è stato interessante e addirittura divertente.
La storia del panettiere,il profumo delle spezie e il gusto
del tè indiano ci ha riscaldato il cuore verso le persone
meno fortunate di noi.
Finalmente noi abbiamo imparato da dove arriva e come viene
coltivato e raccolto il tè.
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Una
cosa buffa che ci è capitata al ritorno da scuola: le mamme
si sono spaventate per il puntino rosso che avevamo in fronte,
pensavano ci fossimo fatti male….invece è stato un
modo nuovo e curioso per spiegare alle mamme cosa avevamo fatto
la mattina e cos’era il tika indiano.
Volevamo ringraziarvi per la bellissima esperienza e per il lavoro
che quotidianamente fate per i bambini poveri.
Auguriamo a tutti la serenità e la pace nel cuore, un abbraccio
a tutti i Missionari.
da da "I Fratelli Dimenticati"
Febbraio-Marzo 2009 n. 107, p. 20-21
Un profilo di don Antonio Alessi,
a tredici anni dalla morte
A tredici anni dalla morte, vogliamo qui ricordare la significativa
figura di don Antonio Alessi, sacerdote salesiano. Moltissimi l’hanno
conosciuto personalmente, apprezzato e amato.
Leggendo questo suo brevissimo profilo rinnoveranno la gratificante
esperienza dell’incontro
con lui.
Per chi non l’ha conosciuto, sarà una gradita sorpresa,
un’occasione forte per rivedere la propria identità
cristiana nel suo fondamentale orientamento all’amore, alla
carità che si fa aiuto concreto, vicinanza, sacrificio.
Il prete dei “fratelli dimenticati”
Nel tentativo di tracciare questo sommario ritratto di don Antonio
Alessi, mi piace cominciare con l’autorevole testimonianza
di Madre Teresa di Calcutta.In occasione del 50° anniversario
dell’ordinazione sacerdotale, così gli scriveva: “Cinquant’anni
di sacerdozio sono una cosa sublime. E questi anni sono stati ancor
più impreziositi da una vasta rete di carità. So quanto
Lei, con l’Associazione “I fratelli dimenticati”
sta facendo per i poveri in genere e in modo speciale per i lebbrosi.
La scoperta del settore specifico della carità verso i bisognosi
segna l’ultimo periodo della sua vita, che va dal 1985 alla
morte. Circa dodici anni di intensissimo lavoro totalmente volto
ad alleviare le sofferenze dei più poveri tra i poveri, dei
più abbandonati, di quelli che egli chiamava “fratelli
dimenticati”.
La sua vita, dedita per un gran numero di anni (quaranta) all’annuncio
del Vangelo mediante la parola, nella catechesi, ha avuto una svolta,
che ha segnato profondamente la sua avventura esistenziale. È
stata la scelta lucida, coraggiosa di ciò che più
conta per un cristiano: fare quanto Gesù prospetta come essenziale,
indispensabile per la propria salvezza: servire Gesù stesso
nei più piccoli, negli ultimi.
Un grande cuore
Don Antonio Alessi non è stato un prete “medio”,
uno che sta al centro delle statistiche; non è stato un prete
“scontato”, “anonimo”.
È stato invece un prete imprevedibile, un fuoriclasse; e
anche un prete scomodo.
Il suo “non allineamento” non nasceva però dalla
superbia, dall’arroganza, dalla prepotenza, ma era piuttosto
l’espressione vistosa e significativa della sua fede appassionata
nel Signore Gesù, del suo amore struggente per Lui, del suo
ardente zelo apostolico.
Egli credeva profondamente nella sua missione di annunciatore della
salvezza; e giocava in questo tutta la sua esuberante personalità,
tutta la sua vita.
L’esuberanza ha contrassegnato già la sua fanciullezza
e adolescenza: finite le elementari, per due anni fa “vacanza”,
rifiutandosi di proseguire gli studi; collocato in due successivi
collegi, viene dimesso da entrambi per la sua eccessiva “vivacità”.
Ragazzo però dal cuore d’oro e di grandi ideali e sogni,
trova un luogo in cui poter dare spazio adeguato alle sue esuberanti
potenzialità: la congregazione salesiana accoglie il suo
entusiasmo e lo orienta verso l’affascinante vocazione missionaria.
E da salesiano, il giovane Alessi parte con l’animo da pioniere
per la Thailandia (allora chiamata Siam). Ma la sua avventura missionaria
viene dopo pochi anni interrotta dal forzato ritorno in Italia a
motivo della seconda guerra mondiale che sconsigliava la permanenza
di italiani in quelle terre.
Ordinato sacerdote nel 1945, viene scelto dal superiore generale
dei Salesiani di don Bosco per un’impegnativa impresa:la cosiddetta
“crociata catechistica” per una organizzazione più
adeguata ed efficace della catechesi.
Con altri salesiani costituisce il gruppo animatore del Centro Catechistico
Salesiano e della collegata editrice Elledici, con sede a Torino
e con campo di azione l’intera Italia.
L’impresa ebbe notevolissimo successo:vissuta, soprattutto
da don Alessi, come un’affascinante avventura, diede preziosi
frutti, con un servizio ecclesiale, da parte del Centro e dell’Editrice,
che tuttora persiste.
Conferenziere, organizzatore, scrittore
Spinto dal suo travolgente, entusiastico attivismo,don Alessi percorre
in lungo e in largo l’intera Italia, con particolare insistenza
nel Sud, dove la catechesi risultava allora più bisognosa
di un rilancio. Sensibilizzò vescovi, parroci, religiosi/e,
catechisti; favorì la costituzione di Uffici catechistici
diocesani, avviò scuole per la formazione dei catechisti.
Quanto fatto con la viva voce e con la presenza personale, veniva
accompagnato e rinforzato da riviste (“Catechesi”),libri
(varie collane di sussidi, a cominciare dalla mitica collana “LUX”)
e audiovisivi (le gloriose “Filmine Don Bosco”). Dunque
un insieme di interventi coordinati, convergenti in un’azione
formativa integrata, efficace.
Questa è stata la vita di don Alessi per quaranta anni: una
vita vissuta con grande intensità, con gioia, con giusta
soddisfazione; con bilancio estremamente positivo, che merita grande
rispetto e riconoscenza da parte di quanti (salesiani e non) continuano
oggi il suo lavoro, chiedendo al Signore di essere, come lui, generosi
e pieni di fiducia.
L’ultima “conversione”all’Amore
Come si è detto,gli ultimi dodici anni della vita di don
Alessi ci hanno dato un’immagine ancora più affascinate
di lui, con una vivacità e uno slancio addirittura in crescendo,
a dispetto dell’età. È stato così uno
straordinario compimento di un cammino di fede, di speranza e di
amore: con al vertice precisamente la testimonianza concretissima
di quell’amore che non ha mai fine.
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