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"I
Fratelli Dimenticati"
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"I Fratelli Dimenticati" Aprile-Maggio n. 108, pag.
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Editoriale di don Claudio Bolla, Presidente
Bisognerebbe
forse dimenticare tutte le pasque che abbiamo vissuto finora,
per riscoprire la Pasqua. Bisognerebbe forse non aver mai
sentito la parola risurrezione, per cogliere il suono pieno
di stupore. Bisognerebbe liberarsi dall’affanno delle
cose, sacre e profane, e riscoprire il silenzio del cuore,
per sentire il canto della Pasqua dentro e al di là
dei nostri canti di pasqua.
Molti consumeranno il giorno di Pasqua come un qualunque giorno
di festa: ciascuno secondo i suoi gusti e le sue possibilità,
ma senza alzare gli occhi da terra.
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Guardare
più in là può far paura. Oltre il momento
presente di giovinezza, di salute, di benessere, l’orizzonte
può apparire oscuro e nebuloso e abbiamo paura.
Ma il nostro sguardo deve essere rivolto all’orizzonte,
all’infinito, all’altro e la ragione è
che Dio ha risuscitato Gesù da morte: questo è
il messaggio di Pasqua,questo è il motivo della gioia
di Pasqua. Ed è un messaggio che non può fermarsi
a questo giorno di festa: investe l’intera esistenza
di chi davvero ci crede.
Poiché se davvero Cristo è risorto, allora davvero
vale la pena di vivere, perché la morte, anche se la
sua esperienza è forte, non ha più l’ultima
parola su di noi.
Se Cristo è davvero risorto, allora non c’è
più ragione di abbandonarsi alla tristezza, di rassegnarsi
nello scetticismo, di ribellarsi nella disperazione difronte
a tutti i mali del mondo: poiché non c’è
più dolore che non possa essere abitato dalla speranza.
Per questo Pasqua è festa: perché la realtà
di Cristo risorto consente a chiunque di potersi riconciliare
con la vita. Anche difronte alla morte.
“Se nonostante tutto sono ottimista è perché
Cristo è risorto; se spero in un mondo migliore è
perché Cristo è risorto; se non mi spavento
di me stesso è perché Cristo è risorto”:
sono le parole di un giovane missionario pronunciate in punto
di morte.
Quella forza per cui Cristo è risorto l’ha partecipata
pure a noi: anche noi risorgeremo non solo alla fine dei tempi
quando sarà completata la storia di tutti gli uomini,
ma anche adesso che stiamo vivendo la vita terrestre in carne
ed ossa risorgiamo.
Risorgiamo quando non offendiamo la verità, quando
ci diamo da fare e combattiamo per la giustizia sociale, quando
rispettiamo e facciamo rispettare il nostro fratello ed abbiamo
il coraggio di accoglierlo anche se la sua pelle è
di altro colore dalla nostra,anche se è di altra religione,
cultura, sensibilità.
C’è davvero tanto da fare per poterci dire persone
risorte,ma lo possiamo fare.
C’è da superare le mille divisioni degli uomini,gli
uni contro gli altri; c’è da dare una mano a
chi è più sfortunato, a chi soffre e non ce
la fa; c’è da liberare chi è sfruttato,
minacciato, oppresso.
Di quante resurrezioni possiamo essere testimoni!
È per questo che vediamo attorno a noi tanto bene,
tante persone buone, generose, altruiste, eroiche: sono le
persone risorte.
È risorto qualsiasi uomo onesto che lavora con amore
per la sua famiglia.
È risorta quella mamma che educa i figli non all’egoismo,ma
alla carità.
Sono risorti quei giovani che si impegnano per ciò
che è giusto nel mondo, a cominciare dal loro quartiere,
che lavorano per il terzo mondo, che magari hanno anche il
coraggio di andarci.
Ogni vittoria sull’egoismo,sulla violenza,sulla tristezza
è una resurrezione.
Se la nostra vita è cosparsa di queste resurrezioni
siamo sicuri che tutta la storia umana sarà a lieto
fine: ecco il motivo della nostra gioia e della nostra festa!
Di una persona che sprizza allegria da tutti i pori,una volta
si diceva: “contento come una Pasqua”. È
un modo di dire tutto cristiano,valido oggi come ieri,ed è
anche un augurio che possiamo scambiarci. |
da
"I Fratelli Dimenticati" Aprile-Maggio n. 108, pag. 21
Qualcosa di vergognoso di Gino Prandina
Viviamo da mesi sotto una tempesta di titoli cubitali che
evidenziano lo stato di crisi in cui versa non solo l’Italia,
ma tutto il mondo.
Crisi che ha colpito il ceto medio basso e naturalmente chi era
già povero. Ai poveri endemici si sono aggiunti i nuovi poveri,
i disoccupati, i precari.
Non abbiamo ancora raggiunto il fondo del barile….stiamo navigando
a vista…ma stiamo navigando, verso dove non lo sappiamo!
Ogni giorno constatiamo che anche i grandi colossi economici dei
grandi paesi industrializzati ridimensionano la loro attività,
la loro produttività e chiudono le loro fabbriche.
Quello che aumenta è la disoccupazione, ogni giorno migliaia
di operai/e vanno ad ingrossare le fila dei senza lavoro. Tutti
riconoscono il momento particolare in cui versa l’economia
mondiale, una crisi che non ha riscontri nella storia, ma solo alcuni
hanno l’umiltà di proporre, altri hanno la presunzione
di aver trovato la ricetta per uscirne.
Si parla tanto di finanza e poco di persone, tanto di aiuto alle
banche e ai colossi industriali, mentre famiglie già ridotte
alla povertà sono incamminate verso la miseria.
Un grande statista del secolo scorso diceva che la miseria porta
delinquenza, la delinquenza porta una restrizione dei diritti.Viviamo
in un clima di prevaricazione, si sta alimentando un’avversione
verso l’altro, il diverso; viviamo nella paura che l’altro
mi rubi lo spazio, il tempo,il lavoro.
I paesi ergono barriere protezionistiche a salvaguardia del proprio
orticello.
Fino a ieri si acclamava la globalizzazione, prodotti in movimento,
idee in viaggio, produzioni diversificate in paesi diversi, oggi
si chiudono le porte, vanno ricostruite le barriereche pensavamo
di aver abbattuto con la nostra crescita economica e forse culturale.
Ma da questa crisi usciremo solo più poveri o potrebbe essere
l’occasione per ridimensionare il nostro io?
Io credo che da ogni negatività se vogliamo provare l’esperienza,
esperienza come coscienza degli errori commessi, potremo prospettare
il nostro futuro più equo e più solidale.
Di questo ne sono convinto, in tanti anni di condivisione con i
poveri del terzo mondo, si ha molto da loro, da chi ha poco e soprattutto
nel dare riceveremo molto.
Poi sappiamo che ogni cinque secondi un bambino muore per malattie
legate alla fame!
Noi sapevamo che nel mondo più di 850 milioni di persone
sono sottoalimentate!
Sono circa 15 volte l’intera popolazione italiana. E sappiamo
che a questi 850 milioni altri si sono aggiunti e si aggiungeranno.
Sapevamo anche che sul pianeta c’è cibo più
che a sufficienza per nutrire adeguatamente ogni essere umano!
Oggi, che la crisi tocca anche noi ci convinceremo che qualcosa
c’è di sbagliato in tutto questo e riconosceremo che
è anche vergognoso!
Da questa consapevolezza nascerà una nuova globalizzazione,
dove l’uomo sarà al centro dell’interesse dell’uomo,
nella solidarietà, nella giustizia, nella condivisione.
Apriamo questa nuova stagione di amore!
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