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"I
Fratelli Dimenticati"
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"I Fratelli Dimenticati" Febbraio-Marzo 2010 n.
113, pag. 20
SOS
Aiuto: una casa per i senzatetto
La Fondazione da parecchi anni è impegnata nell’aiutare
i Paesi del Terzo Mondo, ma il progetto delle casette è
un progetto particolare: possedere una casa è
il più grande desiderio di ogni famiglia.
Solo questa proprietà dona sicurezza, dignità,
autonomia alla famiglia. Senza un luogo dove trovarsi insieme,
condividere i pasti, educare i propri figli, affrontare
insieme a loro i problemi della vita, l’esistenza
diventa intollerabile.
Per milioni di famiglie del Terzo Mondo la casa è
un sogno irrealizzabile.
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La
maggior parte delle persone sono poveri agricoltori che
lavorano per guadagnarsi da mangiare giorno dopo giorno.
Con molte difficoltà mandano a scuola i propri figli.
Per loro un giorno senza lavoro significa un giorno senza
cibo. Molti di loro non hanno una casa e nemmeno un rifugio
appropriato. Hanno capanne di fango dove è davvero
molto difficile vivere durante la stagione delle piogge.
Più o meno ogni anno queste case crollano a causa
delle forti piogge, delle inondazioni, delle tempeste. L’intera
famiglia, ma a volte anche due o tre famiglie, vive tutta
assieme in un’unica stanza. Tale ambiente non permette
alla famiglia di vivere con delle buone norme igienico e
sanitario.
Ecco
perché hanno bisogno di una casa.
BENEFICI
SPECIFICI DEL PROGETTO:
- i poveri avranno un riparo permanente;
- una casa con un stanza da bagno migliorerà l’ambiente
sanitario;
- sicurezza, senza paura della pioggia, delle tempeste e
delle bufere;
- verrà risolto il problema del sovrappopolamento
delle famiglie;
- un buon ambiente, dal punto di vista fisico, creerà
una situazione migliore per uno sviluppo spirituale;
- automaticamente seguirà uno sviluppo generale degli
altri aspetti;
- la gente avrà il piacere di costruire la propria
casa;
- saremo in grado di motivare le persone a contribuire alla
costruzione della loro casa.
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"I Fratelli Dimenticati" Febbraio-Marzo 2010 n. 113, pag.
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Progetto per piccole coltivazioni di tè di Daniele
Zonta, ufficio Sostegno a Distanza
L’incontro che Mark aveva preparato con cura in tutti i dettagli,
compresi i canti folkloristici tra un intervento e l’altro,
il menù del pranzo, e la disposizione delle sedie per gli
ospiti e le panche per i partecipanti, aveva come titolo “Verso
l’indipendenza economica…la via del tè”
e ha avuto luogo a Golaghat, missione che la Fondazione Fratelli
Dimenticati già da anni aiuta con il Sostegno a Distanza
e con il recente finanziamento di una scuola nel vicino villaggio
di Rangajan.
Mark lavora per AIDA (Ufficio per lo sviluppo dell’Ispettoria
Salesiana di Dimapur nello stato del Nagaland) e si occupa in tutto
e per tutto di seguire il progetto che la Fondazione Fratelli Dimenticati
sta finanziando per l’avvio di “piccole coltivazioni
di tè tra la popolazione Adivasi” (tribale) di questa
remota zona del Nord Est dell’India, nello stato dell’Assam.
Mark era stato ospite della Fondazione in Italia, assieme ad altri
laici che lavorano per AIDA e a Padre Tony che per primo aveva proposto
il progetto alla Fondazione. Durante la sua presenza in Italia il
gruppo aveva avuto modo di visitare e presentare il lavoro di AIDA
presso diverse scuole e associazioni, ma soprattutto aveva avuto
modo di conoscere molti dei benefattori grazie ai quali è
stata possibile la realizzazione del progetto, ed apprezzarne la
generosità e l’entusiasmo allo stesso.
Ed è forse l’entusiasmo la nota che caratterizza questo
progetto anche tuttora, in questa fase già avviata.
Una passione che non si è spenta all’inizio come spesso
può capitare quando non c’è collaborazione tra
e parti in causa. Un entusiasmo certo partito da Padre Tony che
ha proposto il progetto, ma che ha trovato subito risposta positiva
nella Fondazione, la quale con grande interesse ha proposto a sua
volta il progetto ai suoi benefattori, che con altrettanta generosità
ed entusiasmo hanno risposto da subito. E lo stesso entusiasmo ho
potuto apprezzarlo nei beneficiari di questo progetto: 247 famiglie
che hanno già iniziato a raccogliere le prime foglie di tè
da poterle vendere.
Famiglie che si stanno rendendo conto dell’importanza e del
beneficio che sta portando loro questo progetto, della possibilità
che è stata loro data di uscire dal circolo della dipendenza
dai proprietari delle grandi piantagioni, dell’opportunità
di essere loro stessi a poter gestire la propria vita autonomamente;
come non può quindi esserci entusiasmo in persone, molte
delle quali analfabete, che si stanno rendendo conto di essere loro
stesse protagoniste di un vero e proprio miracolo sulle proprie
vite?
Per l’incontro tutto è già pronto per le 8 e
mezza del mattino, ora stabilita per l’inizio. Naturalmente
Mark ha raccomandato la puntualità, ma il quarto d’ora
accademico di ritardo, che in India diventa un’ora e un quarto,
viene rigorosamente rispettato.
I partecipanti man mano che arrivano, si registrano e prendono posto
nella sala parrocchiale riservata all’incontro. Nel frattempo
Mark e Padre Bimal, attuale responsabile, succeduto recentemente
a Padre Tony nella conduzione di AIDA, hanno modo di mostrare e
illustrare ai relatori, uno dei quali giunto dalla lontana Delhi,
le caratteristiche e la peculiarità del progetto.
L’incontro prevede appunto vari interventi da parte dei relatori,
oltre ad uno scambio di esperienze tra quelli che hanno iniziato
la coltivazione del tè. Mark non può naturalmente
dimenticarsi, alla fine dell’incontro, di premiare il primo
ad aver iniziato a restituire il prestito ricevuto per l’acquisto
delle piantine di tè e il primo ad aver restituito per intero
il prestito. Anche questo di stimolo a tutti per fare altrettanto.
Le problematiche presenti e future da affrontare sono naturalmente
molte, dalla registrazione dei terreni di cui i proprietari a volte
non possiedono i documenti ufficiali, alla richiesta di pagamento
di nuove tasse sulla produzione, dalla necessità di formare
dei gruppi tra i vari coltivatori, alla richiesta di soddisfare
le molte nuove richieste di persone che chiedono di poter entrare
a far parte del progetto ed iniziare la coltivazione.
Ed è forse proprio il gran numero di nuove persone che hanno
visto i risultati da vicino e che chiedono di poter entrare a far
parte del progetto ed iniziare per conto proprio la coltivazione
del tè l’indicatore che sta dimostrando l’importanza,
l’efficacia e il successo del progetto.
“I Giardini del tè” è il nome del progetto,
ma è anche, in sintesi, la possibilità offerta a tante
famiglie dell’India del Nord di poter essere protagoniste
di questo grande cambiamento nelle loro vite, e tutto questo grazie
all’entusiasmo e alla generosità di tante persone.
Ralph Waldo Emerson, poeta e filosofo statunitense dell’800,
affermava che “Senza entusiasmo, non si è mai compiuto
niente di grande”.
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