Centro MINTONG

Mintong in lingua Wancho significa “luogo segnato dal bambù”.

Il villaggio si trova nel distretto di Tirap, stato indiano Arunachal Pradesh, incuneato tra Nagaland e Birmania.
Ha una superficie di 2.362 km quadrati e una popolazione di circa 100.227 (dati censimento 2001) dei quali circa 50.000 appartengono alla tribù Wan-cho.

Il resto della popolazione è composto da altre tribù come Noctes, Tangsas, Yobins. Il capoluogo del distretto è Khonsa, dove hanno sede tutti gli uffici amministrativi. Mintong appartiene alla circoscrizione di Longding la quale a sua volta è divisa in 5 comuni Longding, Pongchao, Wakka, Pumao e Kannubari.
Il distretto è montagnoso. La catena Patkai si estende tra est e sud dello stato ed è composta dalle vette più alte che salgono gradualmente fino a 3.500 metri. La vegetazione è prevalentemente sempreverde, tipico della foresta tropicale, e si dirada poi con l’aumentare dell’altitudine. L’intera popolazione dello stato è indigena. Il loro sostentamento proviene dall’agricoltura. La situazione economica varia da tribù a tribù, i Wancho sono in fondo alla lista.
Praticano la Jhum cultivation, liberando il terreno attraverso deforestazione e incendio di parte di una foresta o di sottobosco.
Coltivano piccoli appezzamenti di terreno con l’aiuto che i loro familiari possono dare ma con questo sistema non è per loro possibile lavorare grandi distese. La terra non è sufficientemente fertile e non conoscendo alcun tipo di fertilizzante, tranne la cenere della foresta bruciata, ne’ avendo attrezzi adeguati o valide tecniche di coltivazione riescono a malapena a sopravvivere.
I Wancho sono molto poveri e primitivi. Non usano alcun attrezzo eccetto il Dao (un lungo machete) e un piccolo cerchietto metallico con un manico usato come raschietto. Il Dao viene usato per qualsiasi cosa: scavare, vangare, estirpare e tagliare piante, pulire il terreno, ecc. Gli uomini lo portano sempre con loro. Durante tutto l’anno lavorano ogni giorno, dall’alba al tramonto, nel campo che a volte si trova a vari chilometri dal villaggio. Coltivano miglio, riso, aro, tapioca e altri tuberi e verdure. Non c’è alcun raccolto che duri loro per tutto l’anno. Tutto quello che coltivano è destinato al consumo immediato e dura al massimo qualche mese. Non appena terminano di seminare un cereale devono tornare ad occuparsi dell’altro campo.
Ci sono alcuni uomini che lavorano come manovali lungo le strade, sono quelli che riescono ad avere un salario ma sono pochi rispetto alla gente che vive in ogni villaggio, la maggior parte delle restanti famiglie non riesce ad avere neppure una rupia al mese. Spesso non ci sono i soldi per le medicine, se qualcuno in famiglia si ammala resta a casa sperando che passi. Nel frattempo la malattia degenera.
Generalmente non ci sono negozi nei villaggi. Il governo ha un scelto un villaggio dove ha istituito un emporio a prezzi convenienti, qui la gente si rifornisce di riso, sale, ecc. L’unico posto dove ci sono dei negozi è Longding. Alcuni abitanti devono camminare uno o addirittura due giorni per arrivarvi e acquistare l’essenziale.
Dopo un’estenuante giornata di lavoro nei campi alla sera le donne si arrampicano sulla collina e tornano a casa con un pesante carico di legna sulle spalle. A casa devono preparare da mangiare per la sera, la birra di riso e il cibo per il giorno seguente. Lo status sociale della donna è penoso. Non hanno tempo per se stesse e non beneficiano di alcuna struttura. L’alfabetismo, già basso nella zona, tra le donne è quasi nullo. Matrimoni prematuri e assenza di assistenza medica si aggiungono alle loro sofferenze. La donna viene considerata un utensile da lavoro.
Malattie diffuse come malaria, dissenteria, scabbia, in aggiunta alla mancanza di strutture mediche, aumentano il tasso di mortalità specialmente tra i bambini. È tremendo vedere i bambini morire perché mancano delle comuni medicine o una semplice assistenza medica.
Le scarse vie di comunicazione in pessime condizioni si aggiungono al disagio della assenza di corrente elettrica, telefono e strutture pubbliche di assistenza. Così ogni emergenza si trasforma presto in tragedia.
I Wancho, come le altre tribù, sono animisti. Hanno i loro riti, le loro cerimonie e sacrifici. Ogni tribù ha la sua festività durante la quale tutti gli uomini della tribù vestono i colori tradizionali, le ghirlande e i piumaggi, festeggiando per uno o due giorni. I Wancho celebrano la loro festa a Febbraio – Marzo ed è chiamata Oriah. Durante la festa vengono uccisi vari animali e le carni divise tra amici e parenti.
In questo contesto nel 1996 viene aperta la missione di Mintong e nel 1998 la scuola elementare con convitto. La scuola è completamente gratuita e per il convitto i 75 ragazzi portano quello che possono. Il resto delle spese, cibo, libri, vestiario, cure mediche, manutenzione, viene coperto con il sostegno a distanza in corso e dalla ispettoria salesiana di Dimapur. Attualmente la missione è composta da due sacerdoti e due suore che lavorano nella scuola, si occupano delle bambine che risiedono nel convitto, aiutano nel servizio alla popolazione. L’ufficio per lo sviluppo dell’ispettoria ha inoltre in corso vari progetti per la creazione di gruppi femminili di auto sostentamento, per il miglioramento delle tecniche di coltivazione e per la produzione di artigianato locale.

Evoluzioni e Progetti: La Fondazione ha iniziato il Sostegno a Distanza a Mintong nel marzo 2005. La zona è particolarmente bisognosa e, considerate le difficoltà di accesso e gestione, abbiamo optato per il Sostegno del Centro. Per la missione non è possibile garantire la costante presenza dei singoli bambini. La scolarizzazione non è assolutamente sentita come un bisogno anzi è considerata un peso perché toglie manovalanza nei campi. Quindi molti dei bambini vanno e vengono a seconda delle necessità dei genitori. Questo renderebbe difficile fornire costanti aggiornamenti e corrispondenza. Ciononostante siamo certi che fornendo a questi bimbi la possibilità di studiare essi avranno i mezzi per costruire un futuro migliore.