La
gente che vi abita appartiene al ceppo Indo-mongolo
con tratti fisici come pelle chiara, zigomi sporgenti,
occhi con taglio obliquo e palpebre sporgenti, scarsa
peluria nel corpo, barba e baffi.
La popolazione predominante è tribale.
Dall’ultimo censimento compone l’80% dell’intera
popolazione dello stato e l’8% della popolazione
nazionale.
Ci sono 20 tribù principali divise a loro volta
in altre tribù minori per un totale di 110 tribù.
Lo stato copre un’area di 83.743 chilometri quadrati
ed è diviso in 15 distretti. Uno di questi è
Kurung Kumey. È il distretto meno sviluppato
e meno accessibile dello stato, ha solo deprivazioni e
assenza delle basilari necessità per la vita. Le
12 circoscrizioni in cui è diviso per la maggior
parte mancano di vie di comunicazione e la gente, seguendo
le piste dei bufali, attraversa la densa e pericolosa
foresta camminando per ore per raggiungere la destinazione.
Il temporaneo capoluogo di provincia si trova a Koloriang,
l’ultima città dell’India, sul confine
con la Cina e il nuovo capoluogo proposto non ha alcuna
via di comunicazione eccetto che per un eliporto o quattro
ore di cammino dalla strada.
I
Nishi sono la più grande tribù dello
stato, compongono la maggioranza della popolazione del
distretto e sono tra i più arretrati. La gente
ha un’indole nomade. Nuovi villaggi sorgono facilmente.
In base alle necessità di terreno o di acqua un
gruppo di tre–quattro famiglie decide di spostarsi
e formare un nuovo villaggio. Sono piccoli, la maggior
parte di loro è composta tra 10 e 40 case che sono
fatte di bambù e coperte con foglie di banano,
sono costruite su piattaforme e sono solitamente molto
lunghe. Durano non più di 5 anni, ogni anno parte
del tetto viene rifatta.
La casa può essere composta di più “appartamenti”
chiamati choka ai quali corrisponde un nucleo familiare.
Quando i figli si sposano formano un choka separato. La
ragione sembra essere prettamente economica. Ognuno deve
badare a se stesso e produrre per la propria sopravvivenza.
La casa è l’abitazione di tutto, mucche,
galline, maiali che sono in grande quantità. Il
cane la fa da padrone ed è sempre presente: mentre
si cucina, mentre si serve, mentre si mangia.
Il Mithun è un bovino di notevoli dimensioni, che
vaga libero e selvaggio, è per eccellenza l’animale
più importante e prezioso ed è considerato
solitamente come parametro di benessere.
I bambini vengono lasciati soli per tutto il giorno, mentre
le madri vanno nel campo di buonora. I piccoli vengono
lasciati alla cura dei grandi e così si può
vedere che un bambino di tre anni fa da balia al fratello
di un anno.
Fino
all’arrivo del Cristianesimo la gente era per lo
più adoratrice del Sole e della Luna. Ancora oggi
molti credono in un mondo di spiriti buoni e di spiriti
cattivi che si librano nell’aria e sulla terra e
placano l’inimicizia. Chiedono aiuto a questi spiriti
attraverso il sacrificio. La malattia è ritenuta
una conseguenza dell’ira di uno spirito così
l’ira viene placata attraverso il sacrificio di
mithuns, capre, maiali, polli, cani. Sacrifici costosi
e di scarso aiuto.
Ciò che più colpisce è la straziante
situazione sanitaria della gente. Tantissimi bambini
muoiono nei mesi di Maggio-Giugno-Luglio a causa di pertosse
e di complicazioni da morbillo. Nel villaggio di Pagba
il signor Tai Tanu perse tre figli in tre giorni consecutivi.
Morte e malattia sembrano venir presi per inevitabili
e ben poco viene fatto in proposito. Ci sono famiglie
che tornano a lavorare nei campi il giorno seguente alla
tumulazione del figlio anche se a casa c’è
un altro figlio malato. I familiari malati vengono spesso
lasciati a casa tra la vita e la morte mentre gli altri
vanno a lavorare. La gente si sente completamente impotente
di fronte alla malattia. Offrono celebrazioni religiose
ma non serve, prendono qualsiasi medicina riescano a comprare
ma non serve, non c’è dispensario, non c’è
un centro di salute, un’infermiera, una farmacia
se non a giorni di cammino. Malaria, Tubercolosi, Diarrea,
Tifo, Scabbia e altre malattie della pelle sono molto
comuni. La mortalità infantile è incredibilmente
alta. Nel villaggio di Upper Leel una vedova di 50 anni
racconta di aver perso 12 figli tutti prima dei quattro
anni, ne rimanevano 3. Come lei molte altre donne in molti
altri villaggi con la stessa sorte.
Nei villaggi c’è ben poca conoscenza di salute
e igiene. Non c’è cura nel mantenere la casa
e i dintorni puliti. “Non c’è tempo
per queste cose; dobbiamo procuraci da mangiare”
è la risposta che viene data agli operatori.
La tradizionale coltivazione “Jhumming” porta
a raccolti poveri e alla distruzione dell’ambiente,
così la gente di questa zona vive di erbe e radici,
caccia e pesca per quattro-sei mesi all’anno. Il
terreno, anche se eroso e a rischio di frana è
ancora fertile, così si stanno facendo tentativi
di coltivazione permanente alle basi dei dirupi. Questo
porta al principale problema della zona: la mancanza
di cibo. Le granaglie raccolte in un anno di lavoro
durano per sei-sette mesi ma da Maggio ad Agosto non c’è
cibo. Spesso il pasto serale dopo una giornata di lavoro
è una manciata di germogli di bambù da dividere
tra madre e figlio.
Il consumo di liquore e birra locale è molto vasto.
Senza cibo, senza medicine, senza un’adeguata abitazione
e senza vestiti decenti per ripararsi da un clima ostile,
molti trovano nel liquore l’alternativa più
economica e disponibile.
Se la vita dei Nishi è dura quella delle donne
Nishi lo è ancor più. Le donne sono
grandi lavoratrici e sono sfruttate dagli uomini. Si alzano
prima del canto del gallo e vanno a dormire molto dopo
che tutti gli altri membri della famiglia si sono ritirati,
dopo aver battuto il riso per il mattino seguente e aver
preparato l’apum (birra locale).
Molte vengono regolarmente percosse dai mariti ubriachi.
Per lui la moglie è solo una merce che ha acquistato
per procreare, per lavorare nei campi e a casa. Dice Yaging:
“viviamo una vita triste e miserevole, veniamo date
in matrimonio quando siamo ancora bambine in cambio di
qualche mithun e dopo il matrimonio i mariti ci trattano
come tali. Per loro siamo merce.” I Nishi sono poligami
e possono avere tutte le mogli che si possono permettere
di “acquistare”. Quando l’uomo muore
la moglie viene data in sposa al fratello. Le ragazze
giovani che si ribellano vengono portate a forza nella
casa dello sposo e talvolta legate a ceppi di legno finché
non smettono di ribellarsi.
Fortunatamente negli ultimi anni le cose stanno cambiando.
L’esperienza della missione salesiana di Palin porta
buone speranze. Le donne hanno appreso e compreso subito
il concetto di microcredito autogestito e sostegno a vicenda
che gli operatori di AIDA hanno proposto e spiegato loro,
e negli ultimi tre-quattro anni i loro guadagni hanno
sorpassato quelli degli uomini.
Le strutture e i servizi pubblici sono scarsi e per la
maggior parte non funzionanti. Non c’è dubbio
che sia difficile servire piccoli villaggi distribuiti
su un territorio vasto, con poca popolazione, tutti a
4-5 ore di cammino l’uno dall’altro.
Per quanto riguarda l’educazione la gente
di questo distretto è la più arretrata.
Il tasso di analfabetismo è allarmante e le strutture
disponibili nel distretto sono patetiche. Il distretto
è al quarto livello più basso dello stato.
Si può quindi dire che più della metà
della popolazione vive ben lontano dall’alfabetismo.
La gente, generalmente, non da' molto peso all’educazione.
Comprendono che sia importante ma quando si tratta di
priorità, ossia di cibo, il lavoro nei campi occupa
il primo posto anche sopra alla salute. Così la
maggior parte dei bambini del distretto non frequenta
la scuola per ignoranza dei genitori, per assenza di opportunità
e perché devono accudire i bambini.
La parrocchia di Palin fu aperta il 2 febbraio
1995 dai salesiani di Don Bosco dell’Ispettoria
di Dimapur per servire e aiutare questa popolazione che
cerca di sopravvivere alla giornata. La parrocchia copre
l’intero distretto (un’area di oltre 6.000
km quadrati). Dell’aspetto sanitario della parrocchia
si occupano le Missionarie della Carità che con
instancabile dedizione visitano costantemente i tanti
e lontani villaggi portando cure e medicinali ai malati.
I primi passi importanti nella missione sono stati due.
Creare tra le donne dei gruppi autogestiti di microcredito
affinché potessero generare dei fondi per acquistare
cibo nei periodi di carestia; portare l’educazione
ai bambini. Tra i due interventi questo è il più
difficile considerato che i bambini per la famiglia sono
preziosa manodopera nei campi e che questa è indispensabile
per la sopravvivenza. La scuola di Palin conta
400 studenti che studiano fino alla classe 6. Dal 2006
aumenterà alla 7 e così via ogni anno.
Di questi 400 bambini 100 maschi risiedono nel convitto
maschile e 60 femmine in quello femminile. Date le distanze
tra i villaggi il convitto è indispensabile per
garantire continuità di studio a questi bambini,
inoltre la loro convivenza al di fuori dell’ambito
familiare fa' si che possano essere seguiti in maniera
più adeguata e meglio comprendano l’importanza
dello studio, evita che i genitori li portino a lavorare
nei campi a discapito dell’istruzione.
Le rette scolastiche e di convitto sono fissate ad una
cifra simbolica, ciononostante molti non riescono a pagare
neppure questo e frequentano la scuola e risiedono nel
convitto in maniera completamente gratuita. Il centro
non ha altra entrata e trova praticamente impossibile
pagare gli insegnanti e mantenere la struttura, così
ha richiesto aiuto alla Fondazione che viste le grandi
necessità ha approvato l’intervento a Palin
attraverso il Sostegno a Distanza.