Dopo pochi anni, in visita a Calcutta, Padre Antonio Alessi,
fondatore dell’associazione, incontrò i fratelli
Luciano e Dino Colussi, missionari salesiani, che, appresa
l’attività dell’associazione, chiesero
il suo aiuto per salvare ed educare le migliaia di bambini
poveri nella zona di Calcutta e nel West Bengal. L’associazione
decise di fare propria la causa di questi bambini e di
portarla in Italia certa che la sensibilità dei
benefattori l’avrebbe sostenuta, e così fu.
A Calcutta, i centri e i bambini sostenuti aumentavano
e sorgeva la necessità di qualcuno che coordinasse
il lavoro e che facesse da riferimento tra Associazione
e Centri. Così nacque il primo Centro di Riferimento
gestito dai Cooperatori Salesiani.
P. Alessi incontrò poi P. Guido Colussi, fratello
di Luciano e Dino, missionario salesiano a Ranchi nel
Bihar (ora Jharkhand), che aveva in mente grandi cose
e nel cuore tanti bambini bisognosi. In visita a Ranchi,
P. Alessi e i membri dell’associazione incontrarono
l’arcivescovo Toppo e anche a lui promisero che
la causa dei bimbi poveri sarebbe stata perorata. Da Calcutta
e Ranchi le voci di questa associazione che aiutava i
bambini poveri si sparsero velocemente, così iniziarono
ad arrivare sempre più richieste da zone sempre
più lontane tra di loro, Madhya Pradesh, Gujarat,
Karnataka, Kerala, Tamil Nadu, Punjab, Uttar Pradesh,
e infine anche dall’estremo Nord Est dell’India.
Nel frattempo, l’associazione continuava a ricevere
nuove richieste di Sostegno a Distanza da parte dei benefattori
e si trovò nella necessità di adeguare la
sua struttura diventando nel 1994 “FONDAZIONE P.
ALESSI FRATELLI DIMENTICATI” (oggi "Fondazione
Fratelli Dimenticati"), ente morale riconosciuto
dallo stato italiano con sede a Cittadella, in provincia
di Padova.
Il contatto con il mondo missionario, nel 1995, portò
la Fondazione a visitare e a decidere di sostenere alcuni
progetti anche al di fuori dell’India ossia nel
Nord Messico, in Nicaragua e in Guatemala, e nel 1997
in Nepal. Progetti per la maggior parte volti all’istruzione
scolastica con la creazione di apposite strutture e loro
conseguente mantenimento attraverso il Sostegno a Distanza.
L'utilizzo della dicitura Sostegno a Distanza, al posto
del più consueto "Adozione a Distanza",
non è casuale. Già da alcuni anni, infatti,
la Fondazione ha deciso di fare chiarezza (anche attraverso
le parole che si usano) su ciò che viene proposto
ai sostenitori. Ciò che normalmente si chiama Adozione
a Distanza non è, in realtà, un'adozione:
il bambino rimane là dove si trova, nel suo ambiente
e nella sua cultura. Per questo ci sembra più corretto
utilizzare il termine Sostegno, per indicare un aiuto
che scegliamo di dare perché convinti della necessità
di farlo. Quindi, contro il facile coinvolgimento emotivo
che suscita la dicitura Adozione a Distanza, noi crediamo
nella maturità dei nostri sostenitori e diamo un
nome non ambiguo al loro impegno: Sostegno a Distanza.
Ad
oggi la Fondazione si trova impegnata a gestire il Sostegno
a Distanza di
13.137 bambini in 278 centri.