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La storia del Sostegno a distanza

Il Sostegno a Distanza è stato intrapreso dalla Fondazione nel 1987 quando ancora era Associazione Missioni Salesiane Suore del Sorriso. L’associazione aveva raccolto fondi per la costruzione del lebbrosario Vehloli, a circa 80 chilometri da Bombay, dove le suore Helpers of Mary avevano iniziato ad occuparsi dei tanti lebbrosi che affollavano le vie della metropoli. Sorse così la necessità di occuparsi anche dei figli di questi ammalati e decisero di aprire una casa di accoglienza dove ospitare le bambine. Per mantenere tale istituto le suore necessitavano però di un aiuto finanziario così l’allora Associazione decise di aiutarle iniziando il Sostegno a Distanza. I tanti bisogni trovavano risposta nella generosità dei benefattori e il progetto si estese presto anche ad altre comunità delle stesse suore che accoglievano e accudivano bambini figli di lebbrosi, orfani, mendicanti.

Dopo pochi anni, in visita a Calcutta, Padre Antonio Alessi, fondatore dell’associazione, incontrò i fratelli Luciano e Dino Colussi, missionari salesiani, che, appresa l’attività dell’associazione, chiesero il suo aiuto per salvare ed educare le migliaia di bambini poveri nella zona di Calcutta e nel West Bengal. L’associazione decise di fare propria la causa di questi bambini e di portarla in Italia certa che la sensibilità dei benefattori l’avrebbe sostenuta, e così fu. A Calcutta, i centri e i bambini sostenuti aumentavano e sorgeva la necessità di qualcuno che coordinasse il lavoro e che facesse da riferimento tra Associazione e Centri. Così nacque il primo Centro di Riferimento gestito dai Cooperatori Salesiani.
P. Alessi incontrò poi P. Guido Colussi, fratello di Luciano e Dino, missionario salesiano a Ranchi nel Bihar (ora Jharkhand), che aveva in mente grandi cose e nel cuore tanti bambini bisognosi. In visita a Ranchi, P. Alessi e i membri dell’associazione incontrarono l’arcivescovo Toppo e anche a lui promisero che la causa dei bimbi poveri sarebbe stata perorata. Da Calcutta e Ranchi le voci di questa associazione che aiutava i bambini poveri si sparsero velocemente, così iniziarono ad arrivare sempre più richieste da zone sempre più lontane tra di loro, Madhya Pradesh, Gujarat, Karnataka, Kerala, Tamil Nadu, Punjab, Uttar Pradesh, e infine anche dall’estremo Nord Est dell’India.
Nel frattempo, l’associazione continuava a ricevere nuove richieste di Sostegno a Distanza da parte dei benefattori e si trovò nella necessità di adeguare la sua struttura diventando nel 1994 “FONDAZIONE P. ALESSI FRATELLI DIMENTICATI” (oggi "Fondazione Fratelli Dimenticati"), ente morale riconosciuto dallo stato italiano con sede a Cittadella, in provincia di Padova.
Il contatto con il mondo missionario, nel 1995, portò la Fondazione a visitare e a decidere di sostenere alcuni progetti anche al di fuori dell’India ossia nel Nord Messico, in Nicaragua e in Guatemala, e nel 1997 in Nepal. Progetti per la maggior parte volti all’istruzione scolastica con la creazione di apposite strutture e loro conseguente mantenimento attraverso il Sostegno a Distanza.
L'utilizzo della dicitura Sostegno a Distanza, al posto del più consueto "Adozione a Distanza", non è casuale. Già da alcuni anni, infatti, la Fondazione ha deciso di fare chiarezza (anche attraverso le parole che si usano) su ciò che viene proposto ai sostenitori. Ciò che normalmente si chiama Adozione a Distanza non è, in realtà, un'adozione: il bambino rimane là dove si trova, nel suo ambiente e nella sua cultura. Per questo ci sembra più corretto utilizzare il termine Sostegno, per indicare un aiuto che scegliamo di dare perché convinti della necessità di farlo. Quindi, contro il facile coinvolgimento emotivo che suscita la dicitura Adozione a Distanza, noi crediamo nella maturità dei nostri sostenitori e diamo un nome non ambiguo al loro impegno: Sostegno a Distanza.

Ad oggi la Fondazione si trova impegnata a gestire il Sostegno a Distanza di
13.137 bambini in 278 centri.