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Esperienze
missionarie - Anno 2000
Prima
Esperienza a Kwechi – Nord Messico
Partenza
da Venezia il 18 Luglio 2000 alle ore 10.20. Gruppo di 10
persone: Paolo, Stefano, Lisa, Chiara, Wauder, Fiona, Tatiana,
Claudia, Rosanna e Daniela.
Finalmente
siamo arrivati sul “campo” (Kwechi) la mattina
del giorno 20 Luglio. In questi giorni siamo stati a Chihuahua
al Granja Hogar e a Norogachi dai Padri Maristi.
Arrivati a Kwechi e dopo aver sistemato
gli zaini abbiamo fatto un giro di perlustrazione. Nella
scuola abbiamo trovato dei letti a castello con il materasso,
cosa che non sapevamo.
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Per
i servizi ci dovremo arrangiare o dietro agli alberi oppure
in una latrina in legno (già esistente). L’acqua
arriva in una cisterna situata vicino alla latrina e questa
possiamo usarla per lavarci. Siamo tutti un po’ frastornati
per la bellezza e la tranquillità che ci avvolge.
Mariana ci ha dato alcune informazioni sui Raramuri
e tutti siamo rimasti affascinati dal modo di pensare di queste
persone. Oserei dire il contrario del nostro vivere quotidiano.
Intorno alle ore 14.30 ci chiamano per il pranzo e subito
dopo famosissima siesta. Qui gli orologi non servono, non
serve chiedere cosa faremo domani perché Kwechi non
ha tempo!
Con noi ci sono Mariana, Pancho e Cheko oltre ad alcuni indigeni
che ci aiuteranno per i lavori.
Noi del gruppo non ci conosciamo ancora bene. Abbiamo avuto
solo qualche occasione di incontrarci in Italia, ma la convivenza
tutti sappiamo che è ben diversa. Verso sera alcuni
ragazzi hanno ideato una partita a palla a volo mentre altri
hanno parlato tra loro, mentre dopo cena ci siamo incontrati
tutti insieme con Mariana e Cheko per formare i gruppi di
lavoro e decidere le mansioni di ognuno. I gruppi saranno
tre: uno per l’orto, uno per gli scavi dell’acqua
e un altro per raccogliere pietre. I gruppi non saranno fissi
e non tutti i giorni si faranno gli stessi lavori. |
La
mattina seguente sveglia alle ore 7.00 e, dopo colazione,
verso le ore 8.00, inizio dei lavori. Da buoni italiani siamo
partiti a gran velocità, così alle 10.00 eravamo
tutti distrutti.
Abbiamo comunque ripreso dopo una breve pausa, ma il ritmo
era molto diminuito. Tra di noi c’è molta collaborazione
e, soprattutto, molto sostegno morale.
Alle ore 13.00 ci siamo fermati, ci siamo “lavati”
e tutti insieme abbiamo pranzato.
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A
Kwechi il paesaggio è meraviglioso,
suggestivo, cielo bellissimo, montagne attorno e gli animali
liberi che arrivano abbastanza vicino a noi. Tutto questo
mi dona una forte sensazione di libertà, sensazione
che da parecchio tempo non provavo.
Verso le 16.00 siamo partiti per una passeggiata verso il
villaggio, che dista circa 15 minuti di
cammino dalla scuola. E’ composto da qualche casetta
in mattoni o legno e gli abitanti vivono di agricoltura.
Purtroppo in questo periodo hanno difficoltà per
il raccolto perché hanno seminato granoturco, ma
la pioggia non è stata clemente nei loro confronti,
infatti quello che avrebbe dovuto essere il raccolto è
quasi tutto bruciato e parecchi di loro non avranno nulla
per il prossimo inverno. La vita non è facile per
queste famiglie, comunque sperano molto e questo è
il punto più importante per sopravvivere: condividere
quello che hanno.
Durante la passeggiata un primo gruppo di ragazzi, guidato
da Cheko, è arrivato alle cascate e si sono fatti
un bagno. Noi ragazze, guidate da Mariana, non abbiamo trovato
la strada giusta e… di conseguenza, non ci siamo lavate.
Ci siamo però trovate con i ragazzi sulla via del
ritorno.
In
cucina ci sono due donne, Senovia e Rosa, che ci preparano
i pranzi e stanno tutto il giorno alla scuola. Rosa è
la nuora di Senovia e la moglie di Santiago e hanno un bambino
di 2 anni che si chiama Carlos. Appena arrivato il gruppo
queste persone stavano isolate, erano sempre molto serie.
A distanza di qualche giorno le stesse persone sono molto
più sorridenti, scambiano qualche parola in castigliano
e soprattutto ci permettono di aiutarle in cucina.
La gente di questi posti è sempre stata sfruttata.
L’uomo “bianco” è lo sfruttatore.
Tutto questo crea molti problemi con i rapporti sociali
con i Raramuri. Dobbiamo far capire che non siamo qui per
questo, ma solo perché vogliamo condividere con loro
parte del nostro tempo.
Cheko e il nostro capo mastro Josè Louis (detto Celise)
sembrano molto contenti del lavoro fatto in questi primi
giorni. Hanno addirittura detto che i messicani tutto questo
l’avrebbero fatto in una settimana perché hanno
dei ritmi diversi.
Anche il sorriso di Cheko è finalmente spuntato,
mentre Celise è diventato più chiaccherone.
Anche loro avevano bisogno di avere una conferma sul perché
abbiamo deciso di fare questa esperienza.
Una cosa bellissima è successa domenica 23 Luglio.
Mentre rientravamo dalla cascata per una giornata di relax
una famiglia ci ha invitati a bere “tesguino”
con loro. Abbiamo scambiato alcune parole e poi li abbiamo
invitati alla scuola dove siamo.
Riprendendo il cammino, poco più avanti, un’altra
famiglia stava festeggiando e ci hanno invitati.
Queste feste vengono organizzate in occasione di onomastici.
Le donne preparano questa bevanda con il mais e lo lasciano
fermentare. La preparazione dura quasi una settimana e ne
vengono preparati dei grandi quantitativi. La festa poi
dura fino a che il “tesguino” non viene finito
e viene offerto a parenti, amici e anche ai passanti.
Abbiamo vissuto dei momenti emozionati e quanto sabbiamo
preparato gli zaini per tornare a casa lo abbiamo fatto
con le lacrime agli occhi.
Daniela
Godetevi
in ogni attimo la serenità di questi luoghi perché
quando partirete già vi mancherà. E se vi
sentirete un po’ sole guardate il cielo, ci saranno
un’infinità di stelle a tenervi compagnia.
Tatiana
Ricordatevi
che qui il tempo si ferma e adeguate i vostri ritmi biologici
e mentali a questo nuovo mondo che, all’inizio, vi
sembrerà strano e impossibile, ma poi la sua semplicità
e ricchezza vi conquisteranno.
Claudia
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