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Medici in missione - 2004 / 1

Guatemala 25 Aprile – 9 Maggio 2004  

Il Guatemala divide il triste primato del più alto tasso mondiale di mortalità infantile dovuta a diarrea, con il Bangladesh; ma sono le infezioni respiratorie acute il killer numero uno. Con una media di 1.000-2.000 casi all’anno di colera, 100.000 di malaria, 2.800 casi di tubercolosi, 27 casi di lebbra, da 2 a 6 casi di rabbia umana, e poi leptospirosi e meningiti, si può dire che gli ospiti non graditi sono a banchetto da queste parti.
Poi ci sono le malattie nutrizionali e metaboliche.
Il 67,8% degli indigeni, e a Zacualpa sono quasi tutti indigeni, soffre di malnutrizione cronica. Ma ancora più preoccupante è il 24% di bambini sotto i cinque anni che soffrono di malnutrizione globale, nel senso che sono sotto il loro peso medio per età. Probabilmente molti di loro fanno anche la fame.

Le carenze più significative sono di vitamina A, di ferro, anemia (26% nei bambini da 1 a 5 anni).
Alla TV passano in continuazione servizi di prevenzione delle malattie cardiovascolari, dove il messaggio esplicito raccomanda a tutti gli adulti la prevenzione con aspirina, mentre dietro troneggia il logo della ditta che la produce.
E’ da notare che gli indigeni, che sono la maggioranza della popolazione, sono piuttosto malati, ma non di infarti, ictus, aneurismi e malattie simili.


Poi ci sono gli infortuni e le violenze.
Nel 1998, negli adolescenti tra i 10 e i 19 anni la morte per ferita da arma da fuoco è stata la prima causa di morte. Il Pronto Soccorso dell’ospedale maggiore di Guatemala City deve il maggior numero dei suoi accessi alle ferite da arma e alle cure legate alla gravidanza-parto.
I giornali e i telegiornali hanno sempre una terza pagina con l’elenco delle “mujeres matadas”, perchè ammmazzano per lo più donne, nella capitale, una città che è ormai diventata sinonimo di pericolo. Il padrone della piccola agenzia di viaggio che si trova sotto casa nostra nel centro storico di Genova, dopo averci staccato i biglietti aerei si era raccomandato di non arrivare a Città del Guatemala senza un posto dove dormire o meglio ancora senza qualcuno che ci aspettasse fuori dall’aeroporto.

La mortalità materna legata al parto viaggia sui 190 casi per 100.000 nati vivi.
La mortalità infantile perinatale sui 4000 per 100.000 nati.
Gli infortuni sul lavoro sono molti ma assolutamente non stimabili.
Il disagio mentale è molto diffuso a causa del recente conflitto civile, in cui le etnie indigene furono perseguitate. La popolazione indigena Maya, nel distretto del Quichè, ha visto morire più del 40% della propria gente sotto il fucile o la tortura dei militari negli anni ‘80.
La Missione Francescana di Zaculpa fu confiscata dai militari e diventò centro di tortura; proprio in questi mesi è in atto un’operazione di riesumazione dei resti dei corpi dei trucidati, ancora interrati nel pozzo e nel giardino.
I tumori più diffusi sono quelli a carico del sistema riproduttivo. Questo ci ha molto incuriosito e ci piacerebbe ricercare se esistono relazioni tra alta natalità, e questi carcinomi.

Quello che abbiamo trovato.
Hermano Sol, Hermana Luna: una clinica come da noi 50 anni fa.
Una bellissima struttura ben architettata, con 6 locali, uno per l’ambulatorio, uno per la farmacia naturale, uno per la farmacia chimica, due sale letti... delle suore e delle ragazze disposte a curare e ad imparare; un sacerdote, Padre Attilio, che tiene a bada tutto questo.
Una cultura di medicina naturale fatta di fitoterapia e pratiche di medicina dolce.
Un progetto in atto di educazione culturale.
Alcuni farmaci allopatici.
Qui le persone che chiedono aiuto non sono ancora state trasformate in pazienti con una storia clinica fatta di diagnosi, operazioni e lunghe terapie precedenti. La maggior parte non sa precisamente la propria età, e i pochi che ricordano la loro data di nascita se ne vantano come i vincitori dei nostri quiz televisivi.
Una struttura pulita, curata, con un giardino di piante medicinali, nel centro di un paese di 5000 anime.
Chi si occupa a tempo pieno della clinica è una ridente Hermana Huana che se la ride come da antica tradizione francescana congiunta allo spirito latino-americano.
Tanti bambini. Un dono.
Malattie infettive o meglio infestazioni. Tutti i bambini, proprio tutti qui hanno l’asiento, diarrea. Questa diarrea è al 90 per cento dovuta a vermi intestinali.
L’acqua del rubinetto nella nostra camera, bellissima, aveva il colore del gelato alla nocciola, del gusto non sappiamo dirvi. I bambini si dice non la bevano, ma poi li trovi attaccati alla canna di gomma per innaffiare i fiori, a ruzzolare nella terra a fare quello che anche noi da bambini facevamo quando ci lasciavano giocare in campagna.
Malattie respiratorie, bronchiti, polmoniti, tbc.
Qui vorremmo ricordare come abbiamo imparato ad utilizzare un medicamento omeopatico di nome Antimonium tartaricum: il 4 di maggio l’ultimo paziente di una faticosa giornata è il figlio della Luciana, che qui chiameremo Martinez, 4 anni, magro.
Il giorno prima lo avevamo visitato per una febbre con tosse e asiento da vermi, e rispedito a casa con una soluzione di Belladonna e una di Spongia, rimedi omeopatici da prendere in gocce ogni ora. Martinez non è migliorato, anzi ha una tosse spasmodica che non lo lascia parlare, accessi di 10-20 colpi per volta. Gli diamo un medicinale, niente miglioramenti. Decidiamo per Antimonium Tartaricum e dopo pochi minuti si quieta; dopo un quarto d’ora è in giardino a gonfiare palloncini con quel fiato che prima non c’era.
La malnutrizione che regna sovrana è frutto dei nuovi prodotti alimentari che si sono introdotti in una cultura che era molto sana, a base di mais, avena, fagioli, verdure e frutta.
Fino a pochissimi anni fa a Zacualpa si macellava un solo bovino alla domenica, ora nel giorno del Signore vengono matados 12 capi.
Adesso il pane, buonissimo, ha quasi tutto lo zucchero aggiunto, zucchero che viene bevuto in grande quantità, perchè le bevande aromatizzate hanno lo stesso prezzo dell’acqua in bottiglia.
Così non abbiamo incontrato persone affamate, ma malnutrite, bambini e donne con evidenti segni di carenza vitaminica o minerale, e uomini e donne con la gotta, il diabete, la gastrite.
I veri affamati, che abitano nei villaggi isolati, non hanno avuto la forza o la possibilità di raggiungere la Clinica.
Non ci aspettavamo di trovare così tanta patologia da allattamento prolungato, da tanti figli. Dopo 20 mesi di allattamento, o dopo 5, 8, 12 gravidanze e allattamenti, non si può non essere stanche, col mal di testa, vertigini, dolori vari.
Una malattia culturale recente è dovuta alla moda di farsi incastonare degli intarsi di metallo nei denti incisivi. I metalli usati non sono inerti ma leghe a basso costo di piombo, stagno, argento, oro e temiamo mercurio. Come le nostre odiate amalgame. Gli effetti tossici ci hanno fatto visitare donne con mal di pancia, artralgie, cefalee iatrogene.
C’è poi il problema del lutto, del risentimento, della paura: eredità della guerra civile. Qui Padre Attilio ha molto da insegnarci su come ascoltare e aiutare.

Cultura dell’igiene
In Guatemala gli ospedali sono accentrati nelle cittadine e quindi difficili da raggiungere dato il semplice sistema di trasporto che sussiste.
In questi ospedali la partecipazione alla spesa da parte dell’utente è, relativamente alle loro possibilità, molto alta, gravata poi dalle spese di trasporto e di permanenza dei parenti che sempre accompagnano l’infermo. Se si aggiunge il costo delle terapie che, una volta dimessi, vengono prescritte a domicilio, si raggiungono cifre vicino a varie mensilità di guadagno da parte dell’indigeno.
E’ in sostanza un sistema sanitario occidentale, molto tecnologico, molto costoso, forse sufficientemente efficiente per il ladino bianco o meticcio, ma spesso non praticabile da parte del singolo campesinos per differenze culturali e problemi econimici.
Zacualpa è un pueblo che dista 2 ore di pullman dalla città di Quichè dove esiste un ospedale. E’ abitato dalla etnia Maya che vive dei prodotti della terra e cerca di mantenere un’identità culturale indigena.

Il Progetto
Su questi presupposti è stato iniziato il progetto di medicina naturale che prevede la Clinica Hermano Sol y Hermana Luna e un’opera di informazione per la prevenzione delle malattie, diffusa sia nel centro abitato sia nelle Aldee, i villaggi dispersi sui monti circostanti.
Su questo progetto siamo stati coinvolti dalla Fondazione Padre Alessi.
Da parte nostra c’era una lunga esperienza di medicina naturale maturata anche in paesi in via di sviluppo: India e Repubblica Centro Africana, con l’abitudine a lavorare in condizioni critiche, spesso con poche risorse, in reparti di frontiera quali sono i Pronti Soccorso in Italia.

Come abbiamo curato
Abbiamo studiato i rimedi naturali già disponibili e di tradizione locale, imparando moltissime cose, quale ad esempio la terapia dell’ameba con i fiori di Jacaranda.
Con l’aiuto dei fratelli della missione è stato abbozzato un quadro delle varie possibilità di appoggio alle strutture pubbliche: per ogni patologia che richiede, inderogabilmente, un appoggio a un centro fuori Zacualpa è in progetto di elaborare un protocollo in cui siano vagliate l’efficacia, i costi, i tempi, e la possibilità di mantenere nel tempo gli eventuali risultati raggiunti.
Infatti una semplice visita oculistica rappresenta per questa gente un disagio enorme, per lo spostamento, i costi, la difficoltà successiva ad adattarsi a uno schema terapeutico spesso poco compreso da parte di un indigeno.
La nostra missione era anche quella di migliorare e semplificare i criteri di diagnosi e terapia in modo che fossero facilmente trasmissibili a chi è un’operatore sanitario alle prime armi.
Saranno infatti volontari locali e suore quelli che manterranno la continuità.
Sono stati ideati, a questo scopo, degli schemi diagnostico-terapeutici sulle più frequenti patologie riscontrate sul campo: diarrea, verminosi, amebiasi, tosse, faringo-tonsilliti, riniti-sinusiti, allattamento prolungato, traumi fisici, dolori articolari, conseguenze da alcool, gotta, diabete, disagio mentale, menometrorragie, gastrite.
Ogni schema prevede una parte diagnostica, una di comportamenti igienico-dietietici, e un’approccio integrato tra i vari rimedi.
Si è sempre cercato di anteporre la semplicità di cura-diagnosi, il basso costo e, quando possibile, l’utilizzo di sostanze reperibili sul luogo.
L’attività clinica di cura vera e propria si è svolta in ambulatorio 6 giorni su 7: il primo giorno si sono presentate 7 persone, poi rapidamente si è passati a 25 pazienti al giorno. Per lo più venivano da villaggi vicini, in gruppi familiari.
Tantissimi bambini.
La nostra farmacia poteva far conto su uno stock di rimedi omeopatici portati dall’Italia, su dei rimedi già utilizzati dalle suore e su una piccola scorta di farmaci frutto di alcune donazioni.
Dopo quindici giorni abbiamo constatato che è possibile curare in una piccola clinica con rimedi naturali e pochi, pochissimi rimedi allopatici, tutto quello che ci si è presentato, facendo ricorso a strutture lontane e pubbliche solo in casi eccezionali.
La voglia e capacità da parte dell’infermo di seguire uno schema terpeutico è stata sopra ogni nostra aspettativa. I pazienti tornavano all’appuntamenento successivo senza timori e con pochi dubbi, spesso portandosi amici, parenti e vicini di casa.
La comprensione, basata su una filosofia di salute, ha portato la popolazione indigena a raggiungere una fiducia nei metodi praticati dalla clinica che supera spesso quella che abitualmente otteniamo a casa nostra con persone della nostra cultura e lingua.
Per quanto soggettiva e non quantificabile, anche l’efficacia è stata in linea con le nostre speranze: sicuramente le testimonianze positive riportate dai malati curati ci fanno ben sperare.

Andrea e Clizia