La
mortalità materna legata al parto viaggia sui
190 casi per 100.000 nati vivi.
La mortalità infantile perinatale sui 4000 per
100.000 nati.
Gli infortuni sul lavoro sono molti ma assolutamente
non stimabili.
Il disagio mentale è molto diffuso a causa del
recente conflitto civile, in cui le etnie indigene furono
perseguitate. La popolazione indigena Maya, nel distretto
del Quichè, ha visto morire più del 40% della
propria gente sotto il fucile o la tortura dei militari negli
anni ‘80.
La Missione Francescana di Zaculpa fu confiscata dai militari
e diventò centro di tortura; proprio in questi mesi
è in atto un’operazione di riesumazione dei resti
dei corpi dei trucidati, ancora interrati nel pozzo e nel
giardino.
I tumori più diffusi sono quelli a carico del
sistema riproduttivo. Questo ci ha molto incuriosito e ci
piacerebbe ricercare se esistono relazioni tra alta natalità,
e questi carcinomi.
Quello
che abbiamo trovato.
Hermano Sol, Hermana Luna: una clinica come da noi 50 anni
fa.
Una bellissima struttura ben architettata, con 6 locali, uno
per l’ambulatorio, uno per la farmacia naturale, uno
per la farmacia chimica, due sale letti... delle suore e delle
ragazze disposte a curare e ad imparare; un sacerdote, Padre
Attilio, che tiene a bada tutto questo.
Una cultura di medicina naturale fatta di fitoterapia e pratiche
di medicina dolce.
Un progetto in atto di educazione culturale.
Alcuni farmaci allopatici.
Qui le persone che chiedono aiuto non sono ancora state trasformate
in pazienti con una storia clinica fatta di diagnosi, operazioni
e lunghe terapie precedenti. La maggior parte non sa precisamente
la propria età, e i pochi che ricordano la loro data
di nascita se ne vantano come i vincitori dei nostri quiz
televisivi.
Una struttura pulita, curata, con un giardino di piante medicinali,
nel centro di un paese di 5000 anime.
Chi si occupa a tempo pieno della clinica è una ridente
Hermana Huana che se la ride come da antica tradizione francescana
congiunta allo spirito latino-americano.
Tanti bambini. Un dono.
Malattie infettive o meglio infestazioni. Tutti i bambini,
proprio tutti qui hanno l’asiento, diarrea.
Questa diarrea è al 90 per cento dovuta a vermi intestinali.
L’acqua del rubinetto nella nostra camera, bellissima,
aveva il colore del gelato alla nocciola, del gusto non sappiamo
dirvi. I bambini si dice non la bevano, ma poi li trovi attaccati
alla canna di gomma per innaffiare i fiori, a ruzzolare nella
terra a fare quello che anche noi da bambini facevamo quando
ci lasciavano giocare in campagna.
Malattie respiratorie, bronchiti, polmoniti, tbc.
Qui vorremmo ricordare come abbiamo imparato ad utilizzare
un medicamento omeopatico di nome Antimonium tartaricum:
il 4 di maggio l’ultimo paziente di una faticosa giornata
è il figlio della Luciana, che qui chiameremo Martinez,
4 anni, magro.
Il giorno prima lo avevamo visitato per una febbre con tosse
e asiento da vermi, e rispedito a casa con una soluzione
di Belladonna e una di Spongia, rimedi omeopatici da prendere
in gocce ogni ora. Martinez non è migliorato, anzi
ha una tosse spasmodica che non lo lascia parlare, accessi
di 10-20 colpi per volta. Gli diamo un medicinale, niente
miglioramenti. Decidiamo per Antimonium Tartaricum e dopo
pochi minuti si quieta; dopo un quarto d’ora è
in giardino a gonfiare palloncini con quel fiato che prima
non c’era.
La malnutrizione che regna sovrana è frutto dei nuovi
prodotti alimentari che si sono introdotti in una cultura
che era molto sana, a base di mais, avena, fagioli, verdure
e frutta.
Fino a pochissimi anni fa a Zacualpa si macellava un solo
bovino alla domenica, ora nel giorno del Signore vengono matados
12 capi.
Adesso il pane, buonissimo, ha quasi tutto lo zucchero aggiunto,
zucchero che viene bevuto in grande quantità, perchè
le bevande aromatizzate hanno lo stesso prezzo dell’acqua
in bottiglia.
Così non abbiamo incontrato persone affamate, ma malnutrite,
bambini e donne con evidenti segni di carenza vitaminica o
minerale, e uomini e donne con la gotta, il diabete, la gastrite.
I veri affamati, che abitano nei villaggi isolati, non hanno
avuto la forza o la possibilità di raggiungere la Clinica.
Non ci aspettavamo di trovare così tanta patologia
da allattamento prolungato, da tanti figli. Dopo 20 mesi
di allattamento, o dopo 5, 8, 12 gravidanze e allattamenti,
non si può non essere stanche, col mal di testa, vertigini,
dolori vari.
Una malattia culturale recente è dovuta alla moda di
farsi incastonare degli intarsi di metallo nei denti incisivi.
I metalli usati non sono inerti ma leghe a basso costo di
piombo, stagno, argento, oro e temiamo mercurio. Come le nostre
odiate amalgame. Gli effetti tossici ci hanno fatto visitare
donne con mal di pancia, artralgie, cefalee iatrogene.
C’è poi il problema del lutto, del risentimento,
della paura: eredità della guerra civile. Qui Padre
Attilio ha molto da insegnarci su come ascoltare e aiutare.
Cultura
dell’igiene
In Guatemala gli ospedali sono accentrati nelle cittadine
e quindi difficili da raggiungere dato il semplice sistema
di trasporto che sussiste.
In questi ospedali la partecipazione alla spesa da parte dell’utente
è, relativamente alle loro possibilità, molto
alta, gravata poi dalle spese di trasporto e di permanenza
dei parenti che sempre accompagnano l’infermo. Se si
aggiunge il costo delle terapie che, una volta dimessi, vengono
prescritte a domicilio, si raggiungono cifre vicino a varie
mensilità di guadagno da parte dell’indigeno.
E’ in sostanza un sistema sanitario occidentale,
molto tecnologico, molto costoso, forse sufficientemente efficiente
per il ladino bianco o meticcio, ma spesso non praticabile
da parte del singolo campesinos per differenze culturali e
problemi econimici.
Zacualpa è un pueblo che dista 2 ore di pullman dalla
città di Quichè dove esiste un ospedale. E’
abitato dalla etnia Maya che vive dei prodotti della terra
e cerca di mantenere un’identità culturale indigena.
Il
Progetto
Su questi presupposti è stato iniziato il progetto
di medicina naturale che prevede la Clinica Hermano Sol
y Hermana Luna e un’opera di informazione per la prevenzione
delle malattie, diffusa sia nel centro abitato sia nelle Aldee,
i villaggi dispersi sui monti circostanti.
Su questo progetto siamo stati coinvolti dalla Fondazione
Padre Alessi.
Da parte nostra c’era una lunga esperienza di medicina
naturale maturata anche in paesi in via di sviluppo: India
e Repubblica Centro Africana, con l’abitudine a lavorare
in condizioni critiche, spesso con poche risorse, in reparti
di frontiera quali sono i Pronti Soccorso in Italia.
Come abbiamo curato
Abbiamo studiato i rimedi naturali già disponibili
e di tradizione locale, imparando moltissime cose, quale ad
esempio la terapia dell’ameba con i fiori di Jacaranda.
Con l’aiuto dei fratelli della missione è stato
abbozzato un quadro delle varie possibilità di appoggio
alle strutture pubbliche: per ogni patologia che richiede,
inderogabilmente, un appoggio a un centro fuori Zacualpa è
in progetto di elaborare un protocollo in cui siano vagliate
l’efficacia, i costi, i tempi, e la possibilità
di mantenere nel tempo gli eventuali risultati raggiunti.
Infatti una semplice visita oculistica rappresenta per questa
gente un disagio enorme, per lo spostamento, i costi, la difficoltà
successiva ad adattarsi a uno schema terapeutico spesso poco
compreso da parte di un indigeno.
La nostra missione era anche quella di migliorare e semplificare
i criteri di diagnosi e terapia in modo che fossero facilmente
trasmissibili a chi è un’operatore sanitario
alle prime armi.
Saranno infatti volontari locali e suore quelli che manterranno
la continuità.
Sono stati ideati, a questo scopo, degli schemi diagnostico-terapeutici
sulle più frequenti patologie riscontrate sul campo:
diarrea, verminosi, amebiasi, tosse, faringo-tonsilliti, riniti-sinusiti,
allattamento prolungato, traumi fisici, dolori articolari,
conseguenze da alcool, gotta, diabete, disagio mentale, menometrorragie,
gastrite.
Ogni schema prevede una parte diagnostica, una di comportamenti
igienico-dietietici, e un’approccio integrato tra i
vari rimedi.
Si è sempre cercato di anteporre la semplicità
di cura-diagnosi, il basso costo e, quando possibile, l’utilizzo
di sostanze reperibili sul luogo.
L’attività clinica di cura vera e propria si
è svolta in ambulatorio 6 giorni su 7: il primo giorno
si sono presentate 7 persone, poi rapidamente si è
passati a 25 pazienti al giorno. Per lo più venivano
da villaggi vicini, in gruppi familiari.
Tantissimi bambini.
La nostra farmacia poteva far conto su uno stock di
rimedi omeopatici portati dall’Italia, su dei rimedi
già utilizzati dalle suore e su una piccola scorta
di farmaci frutto di alcune donazioni.
Dopo quindici giorni abbiamo constatato che è possibile
curare in una piccola clinica con rimedi naturali e pochi,
pochissimi rimedi allopatici, tutto quello che ci si è
presentato, facendo ricorso a strutture lontane e pubbliche
solo in casi eccezionali.
La voglia e capacità da parte dell’infermo di
seguire uno schema terpeutico è stata sopra ogni nostra
aspettativa. I pazienti tornavano all’appuntamenento
successivo senza timori e con pochi dubbi, spesso portandosi
amici, parenti e vicini di casa.
La comprensione, basata su una filosofia di salute, ha portato
la popolazione indigena a raggiungere una fiducia nei metodi
praticati dalla clinica che supera spesso quella che abitualmente
otteniamo a casa nostra con persone della nostra cultura e
lingua.
Per quanto soggettiva e non quantificabile, anche l’efficacia
è stata in linea con le nostre speranze: sicuramente
le testimonianze positive riportate dai malati curati ci fanno
ben sperare.
Andrea e Clizia |